Confindustria Ceramica

copertina Decarbonizzazione executive summarydi Sara Seghedoni28   Ottobre   2021

Industria ceramica italiana: quale decarbonizzazione?

Un percorso necessario per la salute del pianeta ma pieno di rischi e di possibili drammi sociali ed economici qualora sia l’ideologia, e non il pragmatismo, a guidare le scelte

I settori industriali energivori italiani hanno presentato ai ministri delle Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, della Transizione ecologica Roberto Cingolani e dell'agricoltura Stefano Patuanelli uno studio, realizzato dal Boston Consulting Group, focalizzato a capire impatti, rischi, potenzialità e percorsi di sviluppi futuri sul tema della decarbonizzazione. L’obiettivo di questo studio è di inquadrare correttamente le reali possibilità di decarbonizzazione al 2030 ed al 2050 per i comparti industriali “hard to abate”.
 

I settori inclusi nello studio (ceramica, chimica, cemento, carta, fonderie, vetro, acciaio) generano il 20% delle emissioni totali italiane e la ceramica rappresenta circa l’1%.
La competitività di questi settori, che generano 26 Mld€ di Valore Aggiunto Lordo e realizzano circa il 60% del fatturato dall’export, è già oggi messa a rischio dalle dinamiche ETS. Lo studio evidenzia che questi settori, se dovessero acquistare le quote CO2 sul mercato, potrebbero trovarsi di fronte ad un costo operativo, non sostenibile, di 15 miliardi di euro in 10 anni, con un peso cumulato tra l’8 e il 20% del margine operativo lordo.
La decarbonizzazione di questi settori è perseguibile esclusivamente attraverso un portafoglio diversificato di soluzioni, in alcuni casi ad oggi non disponibili: efficienza energetica, economia circolare, combustibili low carbon, cattura della CO2, green fuels (idrogeno e biometano) ed elettrificazione potrebbero ridurre le emissioni dirette previste fino al 40% entro il 2030.
Lo studio inoltre segnala come per raggiungere gli obiettivi al 2050 sarà necessario sfruttare a pieno il potenziale delle tre leve più “innovative”: cattura dello CO2, elettrificazione e green fuels (idrogeno e biometano) che ad oggi non sono effettivamente disponibili e sono comunque applicabili in maniera differenziata tra i diversi settori.
 

Per quanto riguarda il settore ceramico, la leva strategica CCUS (Carbon Capture Usage and Storage) potrà avere un’applicazione limitata, a causa delle basse concentrazioni di CO2 dei punti emissivi, e l’elettrificazione presenta una fattibilità limitata. Viene quindi individuata come leva prioritaria per il processo di decarbonizzazione al 2050 quella dei combustibili verdi, cioè la sostituzione del gas naturale con biogas/biometano o idrogeno (fino al 50% per non impattare la qualità del prodotto finito).
Un percorso potrà essere intrapreso predisponendo un piano di fondi dedicato a questi settori, in grado di sostenere una ampia attività di ricerca e sviluppo e di supportare l’implementazione di nuove tecnologie e nuovi vettori energetici. A questo vanno affiancati meccanismi di sostegno di misure già previste (ad esempio TEE, cogenerazione), sia strumenti di accesso a energia verde competitiva.
 

Confindustria Ceramica - la cui partecipazione allo studio non è sinonimo di accettazione dei trend normativi in atto a livello UE (in particolare per quanto riguarda l’ETS) e dei relativi costi -, continuerà a portare avanti, sia a livello nazionale che europeo, ogni azione volta ad ottenere le modifiche necessarie perché l’industria ceramica italiana possa sostenere una transizione energetica compatibile con la sua esposizione alla concorrenza internazionale.