Confindustria Ceramica

Emissions Trading

È attualmente in corso il secondo periodo (2008-2013) di applicazione della disciplina europea sullo scambio dei permessi di emissione di CO2 adottata unilateralmente dalla UE come strumento per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione assunti con il protocollo di Kyoto.

Anche in questa fase applicativa gli interventi dell’Associazione hanno permesso di confermare fino al 2012 l’esclusione pressoché totale dei settori rappresentati dall’applicazione dell’oneroso meccanismo di scambio delle quote. È inoltre proseguita l’attività di informazione ed assistenza sui diversi adempimenti a favore dei 5 stabilimenti refrattari rientranti nel sistema. In vista del terzo periodo di applicazione (2013-2020) la Commissione europea ha presentato nel 2008 una proposta di revisione della direttiva che intende estendere il campo di applicazione del meccanismo rendendolo ulteriormente gravoso per le imprese.

La soluzione di compromesso assunta dal Consiglio europeo del 17 dicembre scorso, nel quale il nostro Paese ha svolto un ruolo significativo, comporterà la ridefinizione di impianto ceramico con il solo parametro di rilevanza della capacità produttiva superiore a 75 t/d; ciò comporterà l’impossibilità di replicare la sostanziale esclusione del nostro settore ottenuta nelle prime fasi di applicazione della direttiva. L’intensa attività di lobby curata dall’Associazione, sia a livello comunitario che nazionale, ha poi contribuito a introdurre l’idea di un trattamento diversificato (assegnazione gratuita di permessi) a favore dei settori manifatturieri esposti alla concorrenza di Paesi che non applicano schemi “cap and trade”.

Al momento l’azione è diretta a favorire il riconoscimento delle nostre imprese come settore esposto (c.d. carbon leakage): il risultato è già stato raggiunto per comparti sanitari, stoviglieria e refrattari, continuano le attività per il comparto piastrelle. Altra linea di azione, essenziale per contenere i possibili effetti della nuova disciplina sui costi e sui livelli produttivi delle aziende, è quella della corretta impostazione dei benchmark che saranno utilizzati dalla Commissione per assegnare ai singoli impianti soggetti le relative quote di emissione.